Bibliografia Ferroviaria Italiana


Allocuzione tenuta da sua emin. il cardinale patriarca di Venezia nel giorno 25 aprile 1841 per la benedizione e collocazione della prima pietra del ponte da costruirsi sulla laguna

Venezia : Co' tipi di Giuseppe Antonelli premiato con medaglie d'oro, 1841.
Pagine 16. Cm. 18x25.

Chi mai avrebbe potuto immaginarsi, che venisse un tempo, in cui si potesse far tragitto da Venezia alla terraferma, e dalla terraferma a Venezia per altra via, che di acqua, e con altri ajuti che di remi, o di vele? Un tempo, in cui si dovesse qui piantare uno stabile ponte di più miglia, al termine del quale si aprisse a doppia lista di ferro una via di sì rapida communicazione fra le due Capitali del Regno, che sola potesse andarle innanzi la rapidità del pensiero; e che avessero a volare su questa via lunghissimi traini di vetture e di cocchi, non già per forza di destrieri, o di altri quadrupedi, ma per occulta virtù di un leggierissimo vapore, che libero per l'addietro, e solito a disperdersi in aria a discrezione del vento, dovea finalmente esser costretto a servire ai voleri dell'uomo? Eppur questo tempo è venuto, e noi fummo riservati a vederne l'arrivo, ed ora siam qui per consecrare con un rito religioso il principio di sì ardita e magnanima impresa.

Lode però ne sia primamente all'Augustissimo Imperatore e Re nostro FERDINANDO I, che concedendo anche a noi tutto ciò che di utile e di grande hanno inventato in questo secolo le più industri e poderose nazioni, siccome tre anni fa colle stesse sue mani, a comodo e sicurezza dei naviganti ha gittato in mare il fondamento di una barriera simile a quella, che si disse costruita con ardimento romano; così ha voluto che anche della maravigliosa fattura di questo ponte e di questa via si potesse la nostra Città giustamente gloriare.

Lode subito dopo al clementissimo ed amatissimo nostro Principe Vicerè, l'Arciduca RANIERI, che fin da quando cominciammo a riposare da lunghe e travagliose vicende sotto il paterno scettro dell'Austria, soggiornando fra noi, come un Padre in mezzo i suoi figli, e stendendo incessantemente su tutto quello che ci riguarda le sue provvidentissime cure, fece sì che anche dell'esecuzione di questa grand' opera dovessimo riconoscerci debitori in gran parte al suo possente e generoso favore; e ben meritò di tramandare colla prima pietra, che sta qui per deporre, alla più tarda posterità il suo gloriosissimo nome.

Lode infine a voi tutti, o saggi ed animosi Promotori, e Direttori della nobile impresa, che non perdonando a fatiche, nè a studii, nè a viaggi, nè a spese, nè a cure affannosissime di ogni genere , ne superaste valorosamente gl'intoppi, ne scioglieste gl'impacci, nè stabiliste le norme, ne determinaste il valsente, poco minore d'un erario reale, ed oggi finalmente cogliete il frutto sospirato della vostra ammirabile perseveranza.

Se non che religiosi non men che saggi, ben sapendo, che si fabbrica indarno, se alla direzion della fabbrica non presiede il Signore, avete voluto che un pubblico atto di Religione desse principio all'opera vostra, e ciò nel giorno sacro all'Evangelista S. MARCO, affinchè Venezia già cresciuta e fiorente per tanti secoli sotto un tal Protettore, vedesse ora aprirsi dinanzi una nuova era di prosperità sotto i suoi medesimi auspicii. La Religione pertanto sempre sollecita del bene, anche temporale, dei popoli, condiscese di buon a' vostri pii desiderii : ed io, comunque non degno di tanto onore, ministro ed interprete suo, m'immagino ora di vederla qui presente in tutta la maestà delle sue divine sembianze, ed in atto di comandarmi che vi parli per essa in questa maniera:

Veneziani, cominciando da Dio la vostra opera, voi confessate in faccia aI mondo, che Dio solo, com'è in fatti, può dar grandezza, solidità e prosperità vera alle opere umane; e confondete così il folle orgoglio di coloro, che credono di bastar soli a sè stessi, e simili agli edificatori della torre di Babele, confidando nel proprio, anzichè nel braccio di Dio, intraprendono molto, e nulla a buon fine conducono. Voi mostrate, che l'uomo per far cose grandi, ha bisogno di farsi forte della forza stessa di Dio, il quale ha promesso di non lasciar mai chi spera in Lui abbandonato e confuso.

E questo è uno de' più degni atti di omaggio, che possiate rendere al supremo Arbitro di tutte le cose, ed uno insieme de' più validi mezzi per farvelo propizio nel principio, nel progresso, e nel compimento dell'opera. Convinti di questa gran verità i vostri avi vollero, che questa Città, già cristiana fin dall'origine sua, segnasse l'epoca della sua fondazione dal giorno solenne, in cui ebbe principio il gran Mistero dell'umana Riparazione; nè mai diedero poi cominciamento a grandi e memorabili imprese, senza aver prima invocato sopra di esse il nome di Dio, e la protezion di Maria. Così furono essi benedetti nelle loro operazioni, e videro avanzare di bene in meglio le pubbliche e le private fortune; e così voi le medesime pratiche rinnovando, potrete ragionevolmente sperarne i medesimi effetti.

Oltre di che quanto più è lodevole il fine, a cui mira un' impresa, tanto più è da confidare, che sia per discendervi sopra la benedizione del cielo. Ora qual fine vi proponete voi nella costruzione del nuovo ponte, e della via, che deve a questo succedere ? Certamente non altro che quello di rinfrancare lo spirito antico della veneta industria, di dar moto agl'ingegni, ed alle braccia, che dimandan lavoro, di far circolare equabilmente un sangue vivificante per tutto il corpo sociale, e di preparare a voi, ed a' posteri una patria ancor bella e doviziosa, e non troppo dissimile dall'antica Venezia.

E qual fine potrebbe essere più conforme che questo alle alte intenzioni di Dio, che creò e fornì l'uomo de' necessarii strumenti perchè operasse, e dirigesse le sue azioni al comun bene dell'umana famiglia? A questo fine non è da dubitare, che non volgesser la mira anche i vostri maggiori nella edificazione di una città, come questa, che certo non si manifesta opera di gente pusillanime, amica dell'ozio, e non curante del pubblico bene. Basta osservare i monumenti, che avete dinanzi agli occhi, per conoscere di quanto ardire, di quanta forza, e di quanto amor patrio aveano essi bisogno per vincer le difficoltà, che si opponevano al loro audace disegno. Poichè dovettero essi, non già ristorar, come voi, ma crearsi, per così dire, la patria.

Dovettero in prima stabilirne le fondamenta sulla instabilità dell'arena, indi guarentirle dagl'insulti dell'onde, e soprapporvi da ultimo quelle magnifiche moli, che destano ancora l'ammirazione del mondo. Affine poi di procacciarsi le vettovaglie, e le altre comodità della vita, non isperabili dal suolo, ove avean fissata la stanza, si diedero a fabbricar navi, a scioglier vele, a mutar merci in climi stranieri, e trasportarono qui dall'Egitto, dalla Grecia, e dall'Asia le più ricche produzioni della natura e dell'arte. Le altre nazioni, anzi le città stesse d'Italia gemeano oppresse sotto il giogo de'barbari; e Venezia era già il centro dell'europea civiltà, la sede del sapere e delle arti gentili, la regina dei mari, e l'anello di mezzo della gran catena, che univa l'Oriente all'Occidente in società di commercio.

Ma credete voi, che di tanti beni ascrivessero tutto il merito al proprio valore ? Nò, nò; da me, dalla Religione, riconobbero essi, ed a ragione, i primi elementi della lor floridezza. Io, io era l'anima delle loro operazioni, io la direttrice dei loro consigli, io l'inspiratrice delle lor leggi, io stava al timone delle lor navi, regolava i lor traffichi, guidava i loro eserciti alla battaglia, io insomma navigava, negoziava, guerreggiava, e trionfava con loro. Ed essi per ottenere o ricambiare i miei benefizii, a me ergevano templi ed altari, a me dedicavano asili di pietà, a me istituivano feste, a me consecravano le isole circostanti, convertendole in alberghi di utili studii, e di virtù generatrici di Santi.

Non v'era arte, o mestiero, a cui non assegnassero per protettore un Cittadino del cielo; non oggetto di comune interesse, a cui non facessero presiedere un religioso consorzio; non aula finalmente, o piazza pubblica, nè privata abitazione, nè contrada, nè officina, nè angolo quasi in questa Città, ove con immagini sculte o dipinte, o con dotte iscrizioni, o con altri sontuosi monumenti non magnificassero, e non tramandassero a' secoli avvenire i miei gloriosi trionfi. Nè solamente con queste esterne onorificenze, ma (ciò ch'è più) con una fede viva, con una incorrotta giustizia, con una sincera e generosa carità, e colla pratica costante delle altre virtù da me comandate, mi offrivano incessantemente un degno, e sopra tutti gli altri accettevole omaggio.

Con queste arti, o Veneziani, assai più che con quelle del senno e della mano, salirono i vostri avi a tanta altezza di prosperità e di rinomanza: e con queste dovete sforzarvi anche voi, per quanto il consente la mutata condizione dei tempi, di avanzare sui loro onorati vestigi. Stiavi però a cuore innanzi a tutto di custodire inviolata, quale vi fu trasmessa da essi, I' integrità della Fede. Valetevi pure dei nuovi lumi del secolo in tutto ciò, che puo giovare ai progressi delle arti e delle scienze a maggior lustro e vantaggio del viver civile. La Religion vel consente; poichè Dio creando l'uomo ad immagine e similitudine sua, gli ha dato in questo ordine di cose la facoltà d'imitarlo, colla debita proporzione, anche nella potenza d'inventare e creare sempre nuove maniere di migliorar la sua sorte: a differenza dei bruti, che dotati bensì di servile e meccanica industria, non hanno però ancora, dacchè mondo è mondo, inventato o creato mai niente di nuovo, nè aggiunto un sol grado di perfezione alle prime opere dei loro antenati.

Ma nelle cose della Fede guardatevi bene dall'amore di novità, che fu a molti cagione di temporale, ed eterna rovina. L'Evangelio, che n' è il codice augusto, non ammette progressi: perfetto sin dal principio, durerà perfetto sino alla consumazione de' secoli: passeranno il cielo e la terra, nè sillaba si muterà di quel divino volume. Questa Fede poi, questa santissima Fede non vi rimanga solamente nel convincimento dell'intelletto, ma vi s'insinui pur anche nella persuasione della volontà, e vi diriga in tutti gli atti della vita, e si manifesti pubblicamente in tutte le opere vostre. Rendete a Dio sempre, ed in ogni azione l'onore, che a Lui solo è dovuto; nè mai l'amor del privato o del pubblico bene prevalga in voi all'osservanza della legge di Dio, e di quella della sua Chiesa, che ha l'autorità di comandarvi coll'autorità stessa di Dio.

Oltracciò la rettitudine, la lealtà, e l'onoratezza, congiunte ad una infaticabile attività, che procacciarono a' vostri maggiori insieme colle ricchezze la fiducia, e la stima delle nazioni, risplendano sempre anche in voi, e da voi si propaghino fra le classi minori, e passino di padre in figlio, e si perpetuino di generazione in generazione, finchè Venezia starà. Il nome di negoziante veneziano sonò sempre lo stesso che quello di negoziante onoratissimo: e gran cura aver dovete di conservar questo nome prezioso in un tempo massimamente, in cui una smodata avidità di guadagno ha posta a molti una benda sugli occhi, che non lascia loro più discernere il giusto dall'ingiusto, e li porta bene spesso a proprio ed altrui danno a falsar pesi e misure, a mentir nomi e qualità di merci e manifatture straniere, a contrarre obbligazioni ed impegni eccedenti le proprie forze coll'intenzione, o colla certezza di non soddisfarvi mai più, a fare in somma ogni studio per ingannarsi, e tradirsi, e rovinarsi a vicenda.

Quindi hanno origine le usure, i monopolii, le concussioni, e simili altre pesti della civil società, che producono i fallimenti, che sbandiscono la pubblica fede, e che sotto l'apparenza di una falsa e momentanea prosperità nascondono i germi della vera miseria delle famiglie, delle città, e delle nazioni. Voi dunque, gelosi osservatori, come siete, della più religiosa equità, inspirate in tutti quelli, che dipendon da voi un eterno abborrimento per tutte le arti, che si oppongono a questa bella e necessaria virtù; siatene voi stessi e maestri e modelli, e persuadetevi che tanto più felice sarà un popolo, quanto più universale e costante sarà in lui l'amore e la pratica di una illibata giustizia. Ma più ancora che la giustizia, la carità sia da voi tenuta in altissimo pregio.

Questa, ch'è la regina delle virtù, che contrassegna i discepoli veri di Cristo, e che li tiene uniti come buoni fratelli, consacri pure la Società, che stabiliste per mandare ad effetto il vostro generoso disegno; e non permetta mai, che l'ambizione, il puntiglio, la gelosia, I'amore di parti, o altra più bassa passione, possa romperne o rallentarne come che sia i fortunati legami. Venezia e Milano, fin da quando ebbero nel medesimo Augusto un Padre comune, obbliarono già le antiche rivalità, e si strinsero le amiche destre in pegno di fraterna alleanza. Rassodarono poi questa felicissima unione allor quando a piè del medesimo altare invocarono insieme le celesti benedizioni sul capo incoronato di Cesare.

Ma ora che per l'opera di cui si parla, diverranno più, frequenti e più pronte le comunicazioni fra le due capitali; ora che i Lombardi ed i Veneti senz'altra distinzion che di nome, si tratteranno e si confonderanno a vicenda, come se abitassero due contrade della stessa Città, è da credere, che i loro antichi Pastori CARLO BORROMEO, e LORENZO GIUSTINIANI, che li guardano amorosamente dal cielo, si compiacciano di vedere in essi, quasi una sola e perfettamente concorde Nazione, e che congiungendo le loro preghiere ad un solo e medesimo fine, e proteggendo indistintamente l'un popolo e l'altro, ne promuovano, ne conservino, e ne aumentino ognor più i comuni interessi. Per quanto però vi si accrescano intorno i beni temporali, non dovete mai tanto attaccarvi il cuor vostro, che per questi perdiate di vista gli eterni.

Chi si serve di questo mondo, dice S. Paolo, sia come colui, che non se ne serve. E perchè? Perchè, soggiunge, la figura di questo mondo trapassa. Così è veramente: tutto quaggiù, come ben vedete, è passeggiero, e non fa che mostrarsi, e sparire. Nella strada stessa, che siete per costruire, ne avrete un'immagine. A chi farà viaggio per essa s'involeranno successivamente a destra ed a sinistra i campi, i monti, i paesi, e tutti gli altri oggetti, tra' quali trascorrerà poco men veloce che il vento, senza poter mai arrestarvi l'occhio un istante, nè raffigurarli distintamente, non che fruire a bell'agio del lor piacevole aspetto.

Così voi nel breve corso di questa rapidissima vita siete in atto ognor di fuggire, e vedete insieme fuggire all'opposta parte e restarsene indietro a' vostri fianchi i giorni, gli anni, gli avvenimenti, e le persone, che vi circondano, e che quasi nel punto stesso che vi si mostrano, vi si dileguan dinanzi. Dunque perchè limitare a ciò che passa, e non dura le vostre affezioni, e le vostre speranze? Alla meta, alla meta convien drizzare lo sguardo, come fa il viandante per la strada ferrata, che affretta sempre il suo corso al luogo, a cui tende.

E qual è questa altissima meta, a cui dovete incessantemente mirare, se non Dio, che sempre sta, ch' è il principio, ed il fine universale e supremo di tutti gli uomini, e di tutte le cose, ed a cui non cessarono mai d' indirizzare le loro azioni, ed i loro sospiri que' gran Santi, che tanto pur fecero per giovare alla patria ed al mondo, finchè ebbero spirito e vita? Cominciar dunque da Dio, proseguire con Dio, e terminar tutte le opere in Dio: ecco il gran secreto, per giungere alla prosperità, che cercate. Così, o Signori, mi sembra che parlerebbevi la Religione, s' Ella potesse farsi vedere, ed udire sotto forme sensibili.

Ma ciò non potendo essere, vi ho parlato io nel nome di Lei, con modi certamente troppo inferiori all'eccelsa sua dignità, ma con sentimenti conformi a quello spirito di verità, che anima sempre, e rende irresistibilmente efficace il suo divino linguaggio. Voi pertanto accoglietene volentieri, e ponetene in pratica gli uditi avvertimenti, e vedrete seguirne un avvenire eternamente e compiutamente felice.

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